davidemaggio.it
Ha animato i pomeriggi della seconda rete della Tv di Stato per un’intera stagione in cui ha rivelato “tutto, ma proprio tutto” ai telespettatori di Rai2. Nonostante gli ottimi risultati, il suo Fatto del Giorno non ha trovato, quest’anno, conferma nei palinesti della rete diretta da Massimo Liofredi. Adesso, però, è pronta a tornare in video Solo per Amore. Abbiamo fatto due chiacchiere con Monica Setta per saperne di più del nuovo show che prenderà il via giovedi, ma anche per far chiarezza su una cancellazione da tanti desiderata, da altri, invece, considerata inspiegabile.
Monica, tanto per incominciare, cosa ti ha portato in televisione? Vanità?
No, mi ha portato un caso. Era il 2002 ed ero appena diventata caporedattore della redazione romana di Io Donna (riaprirono in quel periodo le redazioni romane dopo anni di chiusura). Poichè i Direttori non amavano apparire in televisione, mi affidarono il compito di presenziare a dibattiti televisivi su temi legati al costume per rappresentare la testata. Per caso andai ospite a La7 e lì, per assoluta casualità, c’era Antonello Piroso che stava organizzando Omnibus; voleva un piccolo spazio che poi si chiamò “C’è modo e modo” per rivisitare le regole del bon ton. E la prima cosa che ho fatto in televisione è stata proprio questa. Facevo la parte della signora che doveva insegnare le buone maniere. Dopo questa esperienza arrivò, sempre su La7, Donne allo Specchio che pensò e scrisse per me Maurizio Costanzo.
Che ne pensi di Costanzo?
Io ritengo che sia il più grande. L’ultima volta che l’ho visto, mi ha rimproverato in maniera affettuosa e burbera di fargli troppe dichiarazioni di affetto. Ma sono dichiarazioni sincere, lo considero il più grande uomo di televisione, persona di grande sensibilità e un grande adattatore con la stoffa dello sceneggiatore.
Continuiamo l’excurcus…
Dopo Donne allo Specchio ci fu Vite allo Specchio, programma prodotto da Endemol e aperto ai politici. Fu una sorta di apripista dell’esperienza a Domenica In. Andò bene, ma La7 nel 2004 cambiò “gestione”. Si passò da Beppe Parrello, bravo AD che veniva dalla siderurgia, ad Antonio Campo dall’Orto, tutta un’altra antifona. Andammo via sia io che Irene Pivetti, che Catherine Spaak, le tre donne che la rete scelse nella gestione Costanzo-Parrello. Io andai a Rai2 perchè avevo conosciuto Antonio Marano che voleva realizzare un programma di economia sul made in Italy. Nacque così Contatto Diretto, programmino di grandissimo successo, andato in onda nell’estate del 2004 per 6/7 puntate la domenica mattina. Poi però Marano andò via e lasciò il testimone a Ferrario e quindi nel 2005, sotto la gestione Ferrario, feci un altro programmino, Bye bye Baby, ma dopo due puntate passai il testimone a Giancarlo Magalli perchè avevamo idee editoriali divergenti. Era dedicato ai divorzi e alle separazioni.
E poi arriva Mara…
Si. Nel 2005 fui chiamata per caso da Mara Venier. Faceva una Domenica In particolare di Gianni Boncompagni, ma dopo una prima puntata che non andò bene, ebbe questa intuizione di virare in rosa. Volle chiamare sia il mio autore (Paolo Palmarocchi) che me in qualità di consulenti. Poi mi chiese di far parte del cast fisso.
Mara Venier ti ha descritto in un’intervista che ci ha rilasciato (leggi qui) come una persona dolce e fragile…
Si. Sono vere le due cose. Ho una patina di aggressività ma è più che altro una difesa.
Difesa da che?
Lavorare nella finanza negli anni 90 era prerogativa maschile. Quando fui nominata caporedattore dell’economia nel 1994, a La Voce di Indro Montanelli non c’era una donna. Erano tutti maschi.
Adesso Monica Setta deve difendersi da qualcuno o da qualcosa?
No. Adesso no. Sono passati gli anni più difficili.
Liofredi invece ti affidò uno spazio tutto tuo…
Mara mi portò nel cast fisso, ma la persona che mi affidò veramente una rubrica fu Liofredi l’anno successivo. Voleva portare i temi politici all’interno di un contenitore di grandissimo ascolto come Domenica In. Partimmo con 7 minuti (la rubrica si chiamava Sette per Setta) per arrivare poi a 30-35 minuti nello stesso slot che oggi occupa Sonia Grey.
E poi il Fatto del Giorno.
Si, arrivò questa proposta di seguire la persona che mi aveva dato maggior credito televisivo (Massimo Liofredi, ndDM) e abbiamo cominciato quest’avventura con il Fatto del Giorno.
Adesso come sono i rapporti con Liofredi?
Non lo vedo dalla fine dell’estate (ride, ndDM). Non c’è una grandissima frequentazione e non c’è mai stata. I rapporti sono molto cordiali ma molto formali. Ci sentiamo molto molto meno negli ultimi tempi.
Sei un po’ risentita?
No. Sono stata risentita all’inizio perchè il Fatto del Giorno era stato veramente un successo. Abbiamo fatto salire una fascia dal 3,8% al 12% e so io la fatica che ho fatto. C’era ogni giorno uno sforzo creativo enorme. Eravamo soltanto io e l’autore Beppe Tortora e una redazione di sole 4 persone. Non capivo, quindi, che la mancata riconferma del programma poteva essere un’opportunità.
Il motivo vero della chiusura qual è stato?
Una ragione di palinsesto. Non volevano sovrapposizioni. A quell’ora volevano avere dei prodotti differenziati. Lo so perchè lo ha spiegato il Direttore Generale in Commissione di Vigilanza. D’altronde non ci sono state obiezioni scritte da parte di nessuno, non ho mai preso una querela, non ho avuto mai un rilievo dell’AgCom, non ho avuto un rilievo dal Moige e soprattutto ho avuto una rilevazione da parte dell’Osservatorio di Pavia che mi dava in parità tra maggioranza e opposizione.
E i falsi scoop?
Non sono stati mai falsi scoop. E’ stato un modo mio drammaturgico che spesso utilizzavo per accattivarmi telespettatori, per tenere l’attenzione desta. Partivo in una landa deserta a parlare di politica. L’unica mia forza erano le agenzie. Probabilmente anche li, in alcuni casi, ho sbagliato perchè potevo essere più cauta però non ho mai avuto nessun rilievo scritto. Nessuno mi ha mai scritto “Signora, lei ha fatto allarmismo sociale”.
Adesso… prima serata. Promozione o contentino?
Assolutamente una promozione, pur avendolo capito dopo. Si tratta di un genere diverso, Solo per Amore è intrattenimento puro.
Come la vivi?
Con grandissima umiltà perchè si tratta di andarsi a misurare con persone che fanno questo mestiere da tanti anni.
Per esempio?
La tv dei sentimenti la fa Maria De Filippi che è la numero uno. Ma anche Raffaella Carrà e tante altre persone che fanno televisione da anni.
Ribadisci sempre il tuo essere giornalista e il tuo “attaccamento” alla carta stampata. Il tuo essere prestata alla tv è definitivo o temporaneo?
Io penso temporaneo. E’ una parentesi. Il mio ‘core business’ è sempre stata la carta stampata e alla carta stampata tornerò. Non ho studiato per fare la conduttrice come mie colleghe brave come Mara Venier o Simona…
Ecco, Simona. Se dovesse passare a Mediaset c’è bisogno di una nuova primadonna per Rai2…
Io credo, in linea teorica, di non essere nei giochi. Io comincio oggi. Potrebbe andare bene, e se dovesse andare bene bisognerebbe riparlarne ma rimango una neofita.
Sempre a proposito di Simona, l’anno scorso sei stata ospite all’Isola dei Famosi e sembrava non corresse buon sangue…
Simona giustamente difendeva Aldo Busi e concordo con lei. Difendeva la possibilità che Busi esprimesse la sua opinione a prescindere. Io, all’epoca, avevo una linea un po’ più filo-aziendalista. Avevo colto meno l’aspetto ‘ideologico’ su cui puntava Simona e mi focalizzavo su aspetti pratici. Mi trovavo d’accordo con la linea del Consigliere Verro che stimo moltissimo. Questo, poi, televisivamente è apparso come un contrasto tra noi, ma io non ho mai pensato di polemizzare con una donna come Simona che rispetto a me ha anni e anni di carriera. Da parte sua, tra l’altro, sono arrivati solo consigli buoni e carinerie. Mi dispiace di essere stata fraintesa in quell’occasione. La polemica era solo con l’Aldo Busi di quella puntata che fu aggressivo e anche un po’ offensivo con Mara Venier. Molto diverso dall’Aldo Busi di qualche sera fa da Lilli Gruber su La7. Non era l’Aldo Busi che abbiamo visto in quella puntata dell’Isola. Oggi lo considero una persona degna.
Busi promise che ti avrebbe querelato.
Non lo ha fatto mai.
Con chi è oggi in polemica Monica Setta?
Con nessuno. Non per quieto vivere ma perchè ho capito che molte volte si rischia di essere strumentalizzati. L’ambiente dello spettacolo è molto complicato: non appena sentono odore di capelli, si buttano dentro. Io per carattere, essendo veemente, passionale, meridionale, involontariamente mi sono prestata alla strumentalizzazione. Purtroppo ho una vena comica (non tutti sanno che faccio le imitazioni) e dunque pur di fare una battuta mi taglio le mani da sola. Questo e’ stato il mio vizio: non resistere ad una battuta in più, ad una frase in più che là per là faceva scattare il consenso, l’ilarità o comunque la polemica salvo poi aprirmi dei conflitti enormi che non corrispondevano al vero. Anche con Giletti mi è capitata questa cosa. Se, invece, c’è una persona che con me si è comportata bene è stata proprio Massimo.
Ha animato i pomeriggi della seconda rete della Tv di Stato per un’intera stagione in cui ha rivelato “tutto, ma proprio tutto” ai telespettatori di Rai2. Nonostante gli ottimi risultati, il suo Fatto del Giorno non ha trovato, quest’anno, conferma nei palinesti della rete diretta da Massimo Liofredi. Adesso, però, è pronta a tornare in video Solo per Amore. Abbiamo fatto due chiacchiere con Monica Setta per saperne di più del nuovo show che prenderà il via giovedi, ma anche per far chiarezza su una cancellazione da tanti desiderata, da altri, invece, considerata inspiegabile.
Monica, tanto per incominciare, cosa ti ha portato in televisione? Vanità?
No, mi ha portato un caso. Era il 2002 ed ero appena diventata caporedattore della redazione romana di Io Donna (riaprirono in quel periodo le redazioni romane dopo anni di chiusura). Poichè i Direttori non amavano apparire in televisione, mi affidarono il compito di presenziare a dibattiti televisivi su temi legati al costume per rappresentare la testata. Per caso andai ospite a La7 e lì, per assoluta casualità, c’era Antonello Piroso che stava organizzando Omnibus; voleva un piccolo spazio che poi si chiamò “C’è modo e modo” per rivisitare le regole del bon ton. E la prima cosa che ho fatto in televisione è stata proprio questa. Facevo la parte della signora che doveva insegnare le buone maniere. Dopo questa esperienza arrivò, sempre su La7, Donne allo Specchio che pensò e scrisse per me Maurizio Costanzo.
Che ne pensi di Costanzo?
Io ritengo che sia il più grande. L’ultima volta che l’ho visto, mi ha rimproverato in maniera affettuosa e burbera di fargli troppe dichiarazioni di affetto. Ma sono dichiarazioni sincere, lo considero il più grande uomo di televisione, persona di grande sensibilità e un grande adattatore con la stoffa dello sceneggiatore.
Continuiamo l’excurcus…
Dopo Donne allo Specchio ci fu Vite allo Specchio, programma prodotto da Endemol e aperto ai politici. Fu una sorta di apripista dell’esperienza a Domenica In. Andò bene, ma La7 nel 2004 cambiò “gestione”. Si passò da Beppe Parrello, bravo AD che veniva dalla siderurgia, ad Antonio Campo dall’Orto, tutta un’altra antifona. Andammo via sia io che Irene Pivetti, che Catherine Spaak, le tre donne che la rete scelse nella gestione Costanzo-Parrello. Io andai a Rai2 perchè avevo conosciuto Antonio Marano che voleva realizzare un programma di economia sul made in Italy. Nacque così Contatto Diretto, programmino di grandissimo successo, andato in onda nell’estate del 2004 per 6/7 puntate la domenica mattina. Poi però Marano andò via e lasciò il testimone a Ferrario e quindi nel 2005, sotto la gestione Ferrario, feci un altro programmino, Bye bye Baby, ma dopo due puntate passai il testimone a Giancarlo Magalli perchè avevamo idee editoriali divergenti. Era dedicato ai divorzi e alle separazioni.
E poi arriva Mara…
Si. Nel 2005 fui chiamata per caso da Mara Venier. Faceva una Domenica In particolare di Gianni Boncompagni, ma dopo una prima puntata che non andò bene, ebbe questa intuizione di virare in rosa. Volle chiamare sia il mio autore (Paolo Palmarocchi) che me in qualità di consulenti. Poi mi chiese di far parte del cast fisso.
Mara Venier ti ha descritto in un’intervista che ci ha rilasciato (leggi qui) come una persona dolce e fragile…
Si. Sono vere le due cose. Ho una patina di aggressività ma è più che altro una difesa.
Difesa da che?
Lavorare nella finanza negli anni 90 era prerogativa maschile. Quando fui nominata caporedattore dell’economia nel 1994, a La Voce di Indro Montanelli non c’era una donna. Erano tutti maschi.
Adesso Monica Setta deve difendersi da qualcuno o da qualcosa?
No. Adesso no. Sono passati gli anni più difficili.
Liofredi invece ti affidò uno spazio tutto tuo…
Mara mi portò nel cast fisso, ma la persona che mi affidò veramente una rubrica fu Liofredi l’anno successivo. Voleva portare i temi politici all’interno di un contenitore di grandissimo ascolto come Domenica In. Partimmo con 7 minuti (la rubrica si chiamava Sette per Setta) per arrivare poi a 30-35 minuti nello stesso slot che oggi occupa Sonia Grey.
E poi il Fatto del Giorno.
Si, arrivò questa proposta di seguire la persona che mi aveva dato maggior credito televisivo (Massimo Liofredi, ndDM) e abbiamo cominciato quest’avventura con il Fatto del Giorno.
Adesso come sono i rapporti con Liofredi?
Non lo vedo dalla fine dell’estate (ride, ndDM). Non c’è una grandissima frequentazione e non c’è mai stata. I rapporti sono molto cordiali ma molto formali. Ci sentiamo molto molto meno negli ultimi tempi.
Sei un po’ risentita?
No. Sono stata risentita all’inizio perchè il Fatto del Giorno era stato veramente un successo. Abbiamo fatto salire una fascia dal 3,8% al 12% e so io la fatica che ho fatto. C’era ogni giorno uno sforzo creativo enorme. Eravamo soltanto io e l’autore Beppe Tortora e una redazione di sole 4 persone. Non capivo, quindi, che la mancata riconferma del programma poteva essere un’opportunità.
Il motivo vero della chiusura qual è stato?
Una ragione di palinsesto. Non volevano sovrapposizioni. A quell’ora volevano avere dei prodotti differenziati. Lo so perchè lo ha spiegato il Direttore Generale in Commissione di Vigilanza. D’altronde non ci sono state obiezioni scritte da parte di nessuno, non ho mai preso una querela, non ho avuto mai un rilievo dell’AgCom, non ho avuto un rilievo dal Moige e soprattutto ho avuto una rilevazione da parte dell’Osservatorio di Pavia che mi dava in parità tra maggioranza e opposizione.
E i falsi scoop?
Non sono stati mai falsi scoop. E’ stato un modo mio drammaturgico che spesso utilizzavo per accattivarmi telespettatori, per tenere l’attenzione desta. Partivo in una landa deserta a parlare di politica. L’unica mia forza erano le agenzie. Probabilmente anche li, in alcuni casi, ho sbagliato perchè potevo essere più cauta però non ho mai avuto nessun rilievo scritto. Nessuno mi ha mai scritto “Signora, lei ha fatto allarmismo sociale”.
Adesso… prima serata. Promozione o contentino?
Assolutamente una promozione, pur avendolo capito dopo. Si tratta di un genere diverso, Solo per Amore è intrattenimento puro.
Come la vivi?
Con grandissima umiltà perchè si tratta di andarsi a misurare con persone che fanno questo mestiere da tanti anni.
Per esempio?
La tv dei sentimenti la fa Maria De Filippi che è la numero uno. Ma anche Raffaella Carrà e tante altre persone che fanno televisione da anni.
Ribadisci sempre il tuo essere giornalista e il tuo “attaccamento” alla carta stampata. Il tuo essere prestata alla tv è definitivo o temporaneo?
Io penso temporaneo. E’ una parentesi. Il mio ‘core business’ è sempre stata la carta stampata e alla carta stampata tornerò. Non ho studiato per fare la conduttrice come mie colleghe brave come Mara Venier o Simona…
Ecco, Simona. Se dovesse passare a Mediaset c’è bisogno di una nuova primadonna per Rai2…
Io credo, in linea teorica, di non essere nei giochi. Io comincio oggi. Potrebbe andare bene, e se dovesse andare bene bisognerebbe riparlarne ma rimango una neofita.
Sempre a proposito di Simona, l’anno scorso sei stata ospite all’Isola dei Famosi e sembrava non corresse buon sangue…
Simona giustamente difendeva Aldo Busi e concordo con lei. Difendeva la possibilità che Busi esprimesse la sua opinione a prescindere. Io, all’epoca, avevo una linea un po’ più filo-aziendalista. Avevo colto meno l’aspetto ‘ideologico’ su cui puntava Simona e mi focalizzavo su aspetti pratici. Mi trovavo d’accordo con la linea del Consigliere Verro che stimo moltissimo. Questo, poi, televisivamente è apparso come un contrasto tra noi, ma io non ho mai pensato di polemizzare con una donna come Simona che rispetto a me ha anni e anni di carriera. Da parte sua, tra l’altro, sono arrivati solo consigli buoni e carinerie. Mi dispiace di essere stata fraintesa in quell’occasione. La polemica era solo con l’Aldo Busi di quella puntata che fu aggressivo e anche un po’ offensivo con Mara Venier. Molto diverso dall’Aldo Busi di qualche sera fa da Lilli Gruber su La7. Non era l’Aldo Busi che abbiamo visto in quella puntata dell’Isola. Oggi lo considero una persona degna.
Busi promise che ti avrebbe querelato.
Non lo ha fatto mai.
Con chi è oggi in polemica Monica Setta?
Con nessuno. Non per quieto vivere ma perchè ho capito che molte volte si rischia di essere strumentalizzati. L’ambiente dello spettacolo è molto complicato: non appena sentono odore di capelli, si buttano dentro. Io per carattere, essendo veemente, passionale, meridionale, involontariamente mi sono prestata alla strumentalizzazione. Purtroppo ho una vena comica (non tutti sanno che faccio le imitazioni) e dunque pur di fare una battuta mi taglio le mani da sola. Questo e’ stato il mio vizio: non resistere ad una battuta in più, ad una frase in più che là per là faceva scattare il consenso, l’ilarità o comunque la polemica salvo poi aprirmi dei conflitti enormi che non corrispondevano al vero. Anche con Giletti mi è capitata questa cosa. Se, invece, c’è una persona che con me si è comportata bene è stata proprio Massimo.













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