
- Nel tuo sito (www.micheledanca.it, ndr) appare la citazione "La vera sfida nasce quando lo scopo non è il successo, ma il sollevare intimi significati senza cercare di piacere a ogni costo". Nelle soap in genere si sono alternati attori già noti e preparati, ad altri che provenivano chi da un reality, chi spinti da una raccomandazione. Molti rigorosamente in cerca di un’approvazione immediata da parte del pubblico, senza brillare particolarmente per capacità o talento.
Come si pone un attore affermato come te di fronte a questi aspiranti divi?
Mi pongo come si pone un professionista di fronte a un principiante o a un incompetente. Se l’aspirante “divo”, ammantato di presunzione e poca umiltà, crede di aver già capito tutto dei misteri di un’Arte solo dopo qualche ciak, lo si compatisce e si sopporta con la dovuta pazienza, nella speranza che non faccia troppi danni. Nel migliore dei casi, se chiede aiuto o si percepisce un autentico desiderio di imparare a recitare, si cerca di aiutarlo. L’attore improvvisato, l’aspirante “divo”, forse non si rende conto che il lavoro di un Attore degno di questo nome è frutto di bisogni profondi, necessità indomabili, ferrea determinazione interiore e anni di gavetta e sacrifici. Il successo, aspirare ad essere un divo o un sex symbol, non ha niente a che fare con l’Arte drammatica, che è ciò che a me interessa. Per me recitare è Arte – creazione – è trasformazione nel personaggio, è essere altro da me, per alcuni invece è un modo per esaltare l’ego e la propria vanità, per apparire e piacere ad ogni costo mettendo in mostra la propria belluria.
- Se negli Stati Uniti gli attori di soap opera creano un’eccessiva fidelizzazione nel pubblico, interpretando lo stesso personaggio per decenni, in Italia c’è poi chi, dopo che il suo personaggio ha avuto successo, abbandona la soap perché si crede arrivato, o semplicemente perché vuole trovare qualche altra emozione interpretativa, salvo poi non vederlo più nemmeno in una pubblicità. Addirittura alcuni cercano anche di rinnegare il passato nella soap.
Cosa ne pensi di questi atteggiamenti? Riusciresti a interpretare il personaggio di Sebastian Castelli per un decennio, anche a costo di vedere inflazionato il proprio ruolo e quindi svalorizzato da trame spesso trite e ritrite?
Nessun attore al mondo vorrebbe mai recitare lo stesso ruolo per dieci anni se il personaggio fosse sminuito da trame banali e noiose. Perché dovrebbe fare una cosa tanto orribile? Sarebbe un folle, o uno a cui interessa solo guadagnare soldi. Al momento, non credo che potrei recitare Sebastian per decenni. A me piace cambiare, lavorare per il cinema, il teatro, la tv, e mettermi alla prova in ruoli diversi per esplorare il più ampio ventaglio di caratteri e situazioni ed emozioni umane. Sebastian è solo una delle mie tante facce e una sola maschera non potrà mai esaurire il mio bisogno espressivo. È sacrosanto per un attore cercare “qualche altra emozione interpretativa”, sognare di recitare nuovi personaggi, perché il suo lavoro si basa sul piacere di provare emozioni sempre diverse. Quindi, se un attore vuole abbandonare la soap è libero di farlo. E poi si può abbandonare per mille motivi, fra cui questo: recitare in una soap è molto faticoso e alla lunga un attore può non sopportare più lo stress del ritmo intenso di produzione che gli impone un lavoro creativo spesso affrettato. Ovviamente, chi lascia la soap perché è invasato dalla popolarità del momento e si crede arrivato, se non è davvero bravo e determinato a cercarsi altre opportunità, rischia di sparire dalla circolazione per sempre. Ma un attore che si crede arrivato è già sul viale del tramonto, c’è un solo posto dove deve arrivare: al cuore del pubblico. Quanto a rinnegare di aver recitato in una soap, se davvero qualcuno lo rinnega, lo trovo un atteggiamento puerile. Io vado fiero di ogni lavoro a cui ho partecipato, sia che si tratti del “Re Lear” diretto da Luca Ronconi o della soap opera “Ricominciare”.
- Spesso ci si chiede se è l'attore che fa il successo del personaggio o il personaggio che fa il successo dell'attore. Sebastian è piaciuto fin da subito pur non essendo una figura (per il momento) positiva. Al contrario, personaggi che nelle idee degli autori dovevano essere portatori di messaggi positivi non sono riusciti a trasmettere questo messaggio. Come mai?
Non si potrà mai sapere se è l’attore che fa il successo del personaggio o viceversa. Le premesse di questa domanda riguardano il paradossale mistero del lavoro dell’attore. Nessuno sa dov’è il confine fra attore e personaggio: è indefinibile. C’è e non c’è. Uomo e ruolo sono la stessa cosa e non lo sono. Si recita bene solo ciò che è scritto bene, ma accade anche che un bravo attore possa rendere appassionante un personaggio che sulla carta non lo è a sufficienza. Quanto ai personaggi che piacciono, questi non devono necessariamente essere figure “buone”, al contrario, spesso attraggono di più i “cattivi”, i dannati, i malavitosi. Non è certo il valore morale di un personaggio che ne decreta il successo ma ciò che racconta e come l’attore lo interpreta.
Sebastian piace perché, oltre ad avere un carattere forte, è uno dei ruoli più interessanti, complessi e innovativi apparsi fino ad ora nella soap. Innovativo perché non si è mai visto un personaggio maschile dichiarare guerra a una figura titanica come Ettore Ferri. Interessante per contrasti e sfaccettature: Sebastian è un uomo sicuro di sé e nello stesso tempo combattuto e tormentato a causa delle forti contrapposizioni fra luci e ombre della sua personalità. La sua emotività e il suo senso morale spesso sembrano contraddirsi a seconda che sia impegnato in affari loschi o leciti, nella vita sociale o privata, nel rapporto con i figli o con la donna che ama. Che il ruolo sia degno di attenzione lo dimostrano anche i commenti che spesso leggo nei blog. La personalità di Sebastian, col suo modo di pensare, fornisce spunti per discussioni su temi per niente banali. Il successo del mio personaggio infine deriva dal fatto che sembra cucito su misura per me, è nelle mie corde e credo nelle sue potenzialità.
- Se non avessi interpretato Sebastian Castelli quale altra parte di Centovetrine ti sarebbe piaciuto interpretare? Quanto c’è di Sebastian Castelli in Michele D’Anca?
Nessun altro personaggio della soap sarebbe adatto a me, nessun ruolo mi calzerebbe così a pennello come quello che interpreto. Quanto c’è di me in Sebastian? Tutto e niente. C’è la mia voce, il corpo e le emozioni, e il mio temperamento, così come non ci sono le esperienze di base che formano la sua personalità: dal mondo criminale al fatto di avere dei figli o di avere amato per venti anni una donna... Ma quello che non c’è si crea...
- Quasi 4 milioni di italiani guardano quotidianamente “Centovetrine”, ma se li interroghiamo almeno la metà di loro nega di vederla, adducendo motivazioni snobbistiche nei confronti di un prodotto che, a torto, viene considerato deteriore e intriso di sterili sentimentalismi. Perché, secondo te, molti si vergognano a guardare una soap mentre non si fanno scrupoli ad ammettere di guardare i reality? Da che cosa nasce questa visione radical-chic?
Non ho mai conosciuto qualcuno afflitto da un simile problema... Io incontro gente entusiasta di Centovetrine e che non se ne vergogna affatto, e fra questi non solo giovani ragazze o casalinghe, ma direttori di banca, attempati ingegneri, illustri avvocati...
- La partecipazione in pianta stabile a una soap opera presuppone dei ritmi di lavorazione quotidiani serrati e celeri. Hai notato delle differenze di stile, di lavoro, di qualità, di prodotto, di trame tra le due soap a cui hai preso finora parte, “Ricominciare” e “Centovetrine”? Perché la soap di Raiuno non ha retto il confronto con la veterana su Canale 5?
L’unica differenza che ho notato è nell’organizzazione del lavoro, più razionale e oliata in Centovetrine rispetto a Ricominciare, quindi, seppure i ritmi di lavorazione restano serrati, in Centovetrine ho più tempo, poco ma preziosissimo, da dedicare alle riprese. Bisogna ricordare che Ricominciare è nata un anno prima di Centovetrine ed è stata la prima produzione di lunga serialità realizzata da RaiUno. Era un esperimento organizzativo e produttivo che aveva bisogno di tempo per ottimizzare al meglio il lavoro. Così, dopo dieci anni, a Centovetrine ho trovato professionisti affiatati e un’industria televisiva perfettamente rodata. Le ragioni che spinsero i responsabili Rai a chiudere Ricominciare dopo solo due stagioni restano oscure e incomprensibili. Non sono imputabili alla scarsa qualità del prodotto o agli ascolti. Ricominciare oltrepassava il 14% di share, che allora era l'obiettivo di rete, di cui aveva alzato l'ascolto di un paio di punti abbondanti (oggi in quella stessa fascia è al 9%), e arrivava a punte di due milioni e mezzo di spettatori. Certo, molti di meno rispetto a Centovetrine, ma c’è da dire che allora i nostri diretti concorrenti erano inseriti (e ancora oggi è così) in un palinsesto robusto, a partire da "Beautiful", mentre Rai Uno disponeva di "traini" molto più deboli.
- Che rapporti intrattieni con i tuoi colleghi di soap? Vi sentite anche al di fuori del lavoro o il tutto si riduce a un semplice e rispettoso rapporto professionale?
Con Barbara Clara ho un rapporto di confidenza e familiarità proprio come se fossi suo padre. Con Sara Zanier, Igor Barbazza, Linda Collini si va spesso a Torino a divertirsi in giro per locali, con altri colleghi e la De Micheli si vedono film in dvd o si fa un viaggio nella vicina Francia. Con Raffaello Balzo e Alex Bellli ho uno speciale rapporto creativo che va dalla fotografia ai montaggi audiovisivi, alla musica, alla comune passione per internet e la tecnologia.
- Conosciamo la tua passione per internet, non per niente sei anche webmaster. Ci navighi spesso, curi personalmente il tuo sito e sei uno dei pochi attori che risponde personalmente e con puntualità alle domande e curiosità dei fan. Cosa ne pensi dei forum dedicati a “Centovetrine” e di quello che, nel bene e nel male, vi viene scritto?
Trovo interessante leggere, quando posso, i commenti postati su forum e blog, purché siano scritti in modo intelligente e costruttivo. Purtroppo capita spesso di leggere critiche mediocri e scritte con un linguaggio rozzo. Per fortuna, in alcuni blog-forum prevale l’intelligenza e l’ironia: offrono quindi interessanti spunti di riflessione e indicazioni su cosa funziona e cosa no, su ciò che piace o non piace. L’opinione di un vero fan (inteso come sostenitore e ammiratore fedele di una soap) ha un valore perché egli è la memoria storica di quel prodotto. Chi segue da molti anni Centovetrine conosce dettagli, evoluzione psicologica dei personaggi e arco narrativo quasi alla perfezione, al punto che a volte alcune osservazioni potrebbero essere utili persino agli sceneggiatori.
- Un attore di teatro, anche recitando in una soap, dimostra una superiorità professionale e interpretativa nei confronti di un attore che ha fatto solo cinema o fiction?
Si presume che l’attore che passa dal teatro alla televisione sia migliore di un attore che ha fatto solo tv o cinema. A volte è così, ma non sempre. Dipende dal talento. Un pessimo attore di teatro darà risultati mediocri rispetto a un buon attore di cinema o tv. La preparazione totale che offre il teatro rende di sicuro l’attore più completo e versatile, e tecnicamente all’altezza anche davanti a una telecamera. Ci sono attori che provengono dal palcoscenico che si adattano alla perfezione allo stile che impone la recitazione per lo schermo e altri che al contrario appaiono eccessivi, lì dove viene meno la naturalezza o il realismo tipico di un prodotto filmico. C’è da notare, e forse ciò è l’unica cosa che potrebbe dimostrare una presunta superiorità, che un attore di teatro può facilmente recitare davanti a una macchina da presa, difficilmente un attore che ha lavorato solo in cinema o tv si troverà a suo agio su un palcoscenico.
- Quanto pensi abbia influito la tua bellezza nel diventare l'attore che sei adesso, non escludendo i tuoi studi e quindi il talento?
So di essere bello, ma ancor più so che sono talentuoso, e so che tutto quel che ho ottenuto me lo sono guadagnato senza compromettermi. Mai.
- Quale è stata l'opera teatrale o fiction televisiva che più ti ha deluso nel riscontro del pubblico e quella che invece ti ha dato le maggiori soddisfazioni?
Non ho mai avuto delusioni professionali. Ho lavorato con importanti registi teatrali e recitato in opere di affermati autori classici, fattori che sono una garanzia di successo. In ambito televisivo, negli ultimi anni, ho avuto molte soddisfazioni, ma non stilo classifiche perché ogni esperienza ha un proprio valore. Le puntate delle fiction dove ho recitato ruoli importanti, come ne Il Maresciallo Rocca, Provaci ancora Prof, Il generale Dalla Chiesa e Don Matteo, hanno tutte ottenuto ascolti-record e vinto il prime time. E ora mi gratifica il successo che Sebastian ha riscosso da subito, e continua a riscuotere sempre più, in Centovetrine.
- Si conosce poco della tua vita privata, ma molto sulla tua carriera artistica. Sei nato a Bologna ma da genitori siciliani. Quanti anni sei vissuto nel capoluogo emiliano, e che ricordo ne hai? Quale parte è più preponderante in te: quella emiliana o quella sicula?
Avevo due anni quando la mia famiglia si trasferì da Bologna a Roma e così, a parte i natali, del bolognese ho davvero poco, così come pochi sono i ricordi. Le mie radici sicule, invece, sono molto forti. Il mio sangue è siculo al 100%. Per diversi anni ho trascorso le vacanze estive nel paese dei miei genitori: Valguarnera Caropepe, e qui colgo l’occasione per salutare i tanti valguarneresi che seguono il mio lavoro con orgoglio e affetto. Nonostante ciò, mi sento romano: Roma è la città dove vivo da sempre e la amo.
- Cosa cerchi in una donna, cosa ti attrae di lei a prima vista?
A prima vista mi affascinano lo sguardo, il portamento e la sensualità delle forme del corpo. Ma alla base cerco sintonia, complicità e affinità di corpo e mente. Inoltre per me sono essenziali l’intelligenza, l’ironia, la sensibilità, e una mente fantasiosa e creativa...
- Augurandoci che l’impegno a “Centovetrine” continui per altri 10 anni, dove ti vedremo prossimamente? Stai girando altri lavori?
Prossimamente, a parte un cammeo in “Fratelli Detective – La serie” che andrà in onda su Canale 5, mi vedrete dal 16 gennaio su RaiUno fra i protagonisti di “La Narcotici – Caccia al Re”, serie-tv in 6 puntate per la regia di Michele Soavi. Non sarà una mini-serie classica, con storie diverse in ogni episodio, ma un unico “romanzo” di 600 minuti suddiviso in puntate. Interpreto un ruolo al quale sono particolarmente affezionato: Federico Buratti, un uomo dal carattere folle e dal cuore d’oro che vive nell’ambiente della malavita romana dove gestisce i traffici di una temibile organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti. Sono convinto che anche Federico, come Sebastian, si farà amare dal pubblico...
Ringraziamo di vero cuore Michele D'Anca per aver permesso al nostro forum l'onore ed il piacere di conoscerlo meglio e di potere pubblicare questa intervista esclusiva.
(Un ringraziamento da parte mia va a Francis, London e tutti coloro che hanno partecipato nella preparazione dell'intervista.)
Ultima modifica di Annalisa il Gio Dic 30 2010, 16:04, modificato 1 volta













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