Massimiliano Vado, nato a Savona il 20/07 /1970, si diploma prima alla Scuola del Teatro stabile di Roma diretto da Maurizio Scaparro e poi si trasferisce a Venezia per specializzarsi alla Scuola del Teatro stabile del Veneto "Carlo Goldoni", diretto da Mauro Carbonoli. Prosegue gli studi con Danio Manfredini e l'Odin Teatret, grazie ai corsi gratuiti istituiti dal Teatro di Roma diretto da Mario Martone, e poi con Gisella Burinato e all'Hb studio di New York.
Il vero amore di un attore è il teatro. Che differenze ci sono fra recitare su un palcoscenico con il pubblico a pochi passi o registrare puntate in una soap o fiction?
il mio vero "amore" non è il teatro ma fare sempre qualcosa di
completamente differente: in teatro c'è più possibilità di
cambiamento, di rinnovamento, più libertà di esecuzione..
l'ambizione è quella di scegliere e poter scegliere progetti sempre
differenti, per mettersi in discussione artisticamente e ricavare
nuovi stimoli, importantissimi per non naufragare nella noia e nella
ripetitività.
per passare dal teatro alla fiction bisogna cambiare solo qualche
tratto espressivo e, necessariamente, l'emissione vocale, quindi solo
qualche caratteristica legata alla tecnica mentre il "lavoro interno"
è lo stesso di sempre, comunque difficilissimo.
Sei stato anche all' estero , a New York, cosa ricordi di quel periodo?
di NY ricordo principalmente, e lavorativamente, due cose: la varietà
di scelta, sia per il pubblico che per gli attori, per il numero
impressionante di spettacoli proposti, e il mettersi a disposizione
degli attori, di qualsiasi attore:
nelle sessioni dell'Actor Studio anche gli attori più anziani e
navigati subivano e traevano giovamento dai commenti (e non dal
giudizio) degli altri membri, di qualsiasi età fossero. un
atteggiamento così sincero e umile non è facile da riscontrare in
Italia, credo sia una questione di mentalità, oltre che di educazione
all'arte.
ho molta nostalgia anche di alcune varietà di cibo che a Roma proprio
non riesco a trovare.
Secondo te , quanto conta l'aspetto fisico per un attore?
se l'attore è bravo, l'aspetto non conta, ogni aspetto ha una sua
forza se lo si sa usare.
chi fonda la sua carriera sull'aspetto fisico fa un altro lavoro, di
certo non l'attore.
Sei entrato nella soap come uomo incappucciato del quale si vedevano solo gli occhi, fra l'altro splendidi. Quando hai tolto la maschera hai fatto innamorare non solo Cecilia ma anche la maggioranza delle telespettatrici. Nei vari forum si leggeva che la speranza di tutte fosse quella che tu mettessi la testa a posto e ti fidanzassi con Cecilia, secondo te nella vita reale si puo' cambiare per amore?
Zeno è stata una sfida dichiarata: cercare di rendere credibile un
personaggio che indossava quasi sempre un passamontagna, non sapendo
perfettamente dove andasse a parare la storia. ci sono stati un paio
di aggiustamenti in corsa e molti discorsi programmatici con
produttori e registi per evitare in tutti i modi che si cadesse nel
clichè o che la storia assumesse toni fuori contesto.
tornavo in albergo ogni sera con dei mal di testa pazzeschi, per aver
indossato il passamontagna anche per 9 ore sul set o all'aperto
(l'ultima scena è stata girata a fine giugno..), cercando di
controllare ogni particolare e assecondando il lavoro degli
sceneggiatori: in fondo che Cecilia si innamorasse di uno sconosciuto,
di cui non conosceva neanche il volto, era impresa ardua quanto di
difficile credibilità.
non leggo i forum ma cerco di capire quello che mi viene detto anche
da chi mi incontra per caso o mi scrive su Fb, e che si covasse la
speranza di poter vedere Zeno e Cecilia finalmente felici ormai era
cosa palese. bisognava però che il mio personaggio rinunciasse ad una
delle sue caratteristiche principali, cosa non facile anche nella vita
reale..
non credo ai "cambiamenti per amore" quanto piuttosto nella maturità
che si può raggiungere insieme, consapevolmente, senza forzature.
Fra i tanti attori che recitano nella soap, con quali sei più legato e perché? Vi vedete ancora anche al di fuori del set?
mi piace frequentare le persone, non gli attori; e sul set di
Centovetrine ho trovato e scoperto delle persone particolari con cui
era normale uscire a cena o andare al cinema. si passa insieme così
tanto tempo che si condividono gioie e delusioni, discorsi e
discussioni, studio e risate.
rimango legato ai sorrisi di Barbara, Martina e Margherita, alle cene
con Michele, Raffaello, Carola e Alex, ai ricordi di cui ridavamo con
Luca, alle chiacchere con Pietro e Roberto, alle scemenze di cui siamo
capaci solo io e Serena, alle risate e a certe cose che ci diciamo io
e Jgor, e soprattutto all'accoglienza e all'amicizia dimostrate da
Sara e Linda.
ci sono altre persone a cui sono molto legato tra quelle che alla fine
di ogni puntata compaiono di corsa tra i titoli di coda, in due anni
di set ho avuto il privilegio di incontrare persone speciali.
In quale attività sei impegnato attualmente?
ho appena terminato una tournèe dei teatri di pietra siciliani con
Elena di Euripide diretta da Alvaro Piccardi e, come spesso accade in
questo periodo, raccolgo informazioni per poter scegliere cosa fare il
prossimo anno. ci sono un paio di proposte che giudico interessanti,
servirà del tempo per capire bene cosa fare.
Nel 2009 sei entrato a far parte del progetto: "Voci nel deserto. Frammenti di libertà di pensiero". Ce ne vuoi parlare?
Voci nel deserto (www.vocineldeserto.it) è un progetto nato quasi due
anni fa, di impegno politico e culturale, un rave teatrale che
recupera frammenti di memoria e di storia per riproporli, capendo
quanto ancora possano essere attuali.
il cast è formato da quasi ottanta attori che si alternano nelle varie
serate per raccontare, dire, recitare o cantare ogni volta un copione
diverso, spesso a tema, regalando la propria performance al pubblico.
Come ti poni di fronte alle scene d'amore?
con il massimo della professionalità possibile, non voglio grane.
Hai anche collaborato con Giuseppe Patroni Griffi alla traduzione di molte opere, tra cui Shakespeare e Rostand. Hai percepito delle diversità di sensibilità nel passaggio da una lingua alla relativa resa nell'altra lingua? Qual è il tuo rapporto con i grandi classici, che vanno sicuramente respirati e odorati in lingua originale? (ti informo che nel nostro staff due moderatori sono laureati in lingue e questa domanda è stata partorita proprio da loro)
ricordo molto bene Peppino Patroni Griffi che definirei, anche se lui
detestava il termine, uno dei miei maestri, più come commediografo che
come regista. il suo senso del ritmo, della parola, della
provocazione, oltre che della rappresentazione teatrale è inarrivabile
e, al momento, insostituibile.
durante le prove del Cyranò de Bergerac era un piacere vederlo
tradurre in endecasillabo dal francese regalando nuovi sensi alla
commedia e conservo gelosamente alcune pagine della sua traduzione del
Riccardo III di Shakespeare mai andato in scena.
ma gli entusiasmi più grossi sono arrivati dalla compilazione di tutti
gli errori di traduzione e adattamento che la casa editrice Einaudi
aveva fatto nella pubblicazione di Uno Sguardo dal Ponte di Arthur
Miller: una infinità!
per quanto mi riguarda cerco di leggere e vedere ogni opera nella sua
lingua originale, dal Mercante di Venezia in inglese puro visto con Al
Pacino a New York, a qualsiasi film non doppiato e al massimo
sottotitolato, fino a Baudelaire letto in francese. credo sia un
piacere poco risaputo quello di godersi le parole..
Oltre alla Collini, quale altra attrice della soap baceresti più volentieri?
ne ho già baciata un'altra..
Cento Vetrine quasi giornalmente ci propone scene di sesso, a volte anche un po’ osé considerato l’orario di programmazione. E’ imbarazzante per te recitarle sotto gli sguardi degli operatori e dei registi?
no, non è imbarazzante. mi imbarazzano altre cose.
Recitando scene di sesso ti è mai capitato di avere delle “reazioni” personali imbarazzanti?
ahahah, no.
semmai mi è capitato di ridere..
Ormai l’omosessualità non è più un tabù in televisione. Recentemente in Un posto al sole abbiamo assistito ad un bacio saffico non solo accennato. Avresti problemi a baciare un uomo o a interpretare la parte di un gay?
l'ho già fatto, circa 10 anni fa, in una rassegna di teatro, appunto,
omosessuale chiamata Garofano Verde, diretto da Patrick Rossi
Gastaldi. era una rielaborazione in chiave anni '70 del Girotondo di
Schnitzler e, in scena, baciavo un paio di uomini.
non mi scandalizzano queste cose, non credo nemmeno di giudicare o
catalogare le persone in base alle loro preferenze sessuali,
certamente non mi imbarazzo per così poco.
Interpretando il personaggio di Zeno hai dato modo di far capire che uno dei tuoi sport preferiti è la boxe, è così oppure soltanto un'esigenza di scena?
per il ritorno di Zeno il capo sceneggiatore mi ha chiesto quanto ne
sapessi di boxe.. molto poco. a dire il vero, così, prima di
cominciare le riprese ho fatto un corso intensivo di 5 mesi.
la cosa mi è piaciuta e ancora adesso tutte le volte che posso torno
ad allenarmi nella stessa palestra.
il mio sport preferito rimane il rugby..
Il tuo impegno a teatro in prodotti di indubbia qualità letteraria è indiscutibile. Come hai vissuto però l'approdo in una soap seriale, che spesso lacera la fantasia a suon di cliché narrativi ripetitivi e stereotipati e che spesso è considerata "prodotto di serie B" rispetto al teatro, al cinema e alle grandi fiction?
ma non è affatto vero che la soap sia un prodotto di serie B. è
ingiusto anche solo pensarlo.
una macchina imprenditoriale che produce almeno 12 scene al giorno,
con due set che lavorano contemporaneamente, organizzata alla
perfezione e che ogni giorno tra prima messa in onda, repliche e
contatti internet realizza almeno 5 milioni di telespettatori non è un
prodotto sottovalutabile.
può non piacere o essere tacciata di rappresentare un prodotto
commerciale o realizzato molto in fretta, ma sbaglia chi la giudica.
la soap ha una sua valenza sociale così come il teatro di indubbia
qualità letteraria ha una sua valenza culturale.
ovviamente ci sono differenze, qualcuna meno lampante di altre ma, per
la mia esperienza personale, 2 anni di lavoro sul set a San Giusto
Canavese hanno rappresentato una esperienza necessaria.
Questa domanda merita una risposta secca e lampante, senza se e senza ma. Vorresti essere ricordato dai posteri per la tua interpretazione di Zeno Bauer a Centovetrine o come attore di teatro impegnato?
non mi interessa essere ricordato, solo fare quello che mi piace.
Ci manderesti una tua foto autografata da mettere nel nostro cassetto dei ricordi?
vi mando una foto inedita va bene lo stesso?

Grazie caro Max ti auguriamo un'infinità di bene e di successi lavorativi.
Lo Staff di Forumcentovetrine.com
Il vero amore di un attore è il teatro. Che differenze ci sono fra recitare su un palcoscenico con il pubblico a pochi passi o registrare puntate in una soap o fiction?
il mio vero "amore" non è il teatro ma fare sempre qualcosa di
completamente differente: in teatro c'è più possibilità di
cambiamento, di rinnovamento, più libertà di esecuzione..
l'ambizione è quella di scegliere e poter scegliere progetti sempre
differenti, per mettersi in discussione artisticamente e ricavare
nuovi stimoli, importantissimi per non naufragare nella noia e nella
ripetitività.
per passare dal teatro alla fiction bisogna cambiare solo qualche
tratto espressivo e, necessariamente, l'emissione vocale, quindi solo
qualche caratteristica legata alla tecnica mentre il "lavoro interno"
è lo stesso di sempre, comunque difficilissimo.
Sei stato anche all' estero , a New York, cosa ricordi di quel periodo?
di NY ricordo principalmente, e lavorativamente, due cose: la varietà
di scelta, sia per il pubblico che per gli attori, per il numero
impressionante di spettacoli proposti, e il mettersi a disposizione
degli attori, di qualsiasi attore:
nelle sessioni dell'Actor Studio anche gli attori più anziani e
navigati subivano e traevano giovamento dai commenti (e non dal
giudizio) degli altri membri, di qualsiasi età fossero. un
atteggiamento così sincero e umile non è facile da riscontrare in
Italia, credo sia una questione di mentalità, oltre che di educazione
all'arte.
ho molta nostalgia anche di alcune varietà di cibo che a Roma proprio
non riesco a trovare.
Secondo te , quanto conta l'aspetto fisico per un attore?
se l'attore è bravo, l'aspetto non conta, ogni aspetto ha una sua
forza se lo si sa usare.
chi fonda la sua carriera sull'aspetto fisico fa un altro lavoro, di
certo non l'attore.
Sei entrato nella soap come uomo incappucciato del quale si vedevano solo gli occhi, fra l'altro splendidi. Quando hai tolto la maschera hai fatto innamorare non solo Cecilia ma anche la maggioranza delle telespettatrici. Nei vari forum si leggeva che la speranza di tutte fosse quella che tu mettessi la testa a posto e ti fidanzassi con Cecilia, secondo te nella vita reale si puo' cambiare per amore?
Zeno è stata una sfida dichiarata: cercare di rendere credibile un
personaggio che indossava quasi sempre un passamontagna, non sapendo
perfettamente dove andasse a parare la storia. ci sono stati un paio
di aggiustamenti in corsa e molti discorsi programmatici con
produttori e registi per evitare in tutti i modi che si cadesse nel
clichè o che la storia assumesse toni fuori contesto.
tornavo in albergo ogni sera con dei mal di testa pazzeschi, per aver
indossato il passamontagna anche per 9 ore sul set o all'aperto
(l'ultima scena è stata girata a fine giugno..), cercando di
controllare ogni particolare e assecondando il lavoro degli
sceneggiatori: in fondo che Cecilia si innamorasse di uno sconosciuto,
di cui non conosceva neanche il volto, era impresa ardua quanto di
difficile credibilità.
non leggo i forum ma cerco di capire quello che mi viene detto anche
da chi mi incontra per caso o mi scrive su Fb, e che si covasse la
speranza di poter vedere Zeno e Cecilia finalmente felici ormai era
cosa palese. bisognava però che il mio personaggio rinunciasse ad una
delle sue caratteristiche principali, cosa non facile anche nella vita
reale..
non credo ai "cambiamenti per amore" quanto piuttosto nella maturità
che si può raggiungere insieme, consapevolmente, senza forzature.
Fra i tanti attori che recitano nella soap, con quali sei più legato e perché? Vi vedete ancora anche al di fuori del set?
mi piace frequentare le persone, non gli attori; e sul set di
Centovetrine ho trovato e scoperto delle persone particolari con cui
era normale uscire a cena o andare al cinema. si passa insieme così
tanto tempo che si condividono gioie e delusioni, discorsi e
discussioni, studio e risate.
rimango legato ai sorrisi di Barbara, Martina e Margherita, alle cene
con Michele, Raffaello, Carola e Alex, ai ricordi di cui ridavamo con
Luca, alle chiacchere con Pietro e Roberto, alle scemenze di cui siamo
capaci solo io e Serena, alle risate e a certe cose che ci diciamo io
e Jgor, e soprattutto all'accoglienza e all'amicizia dimostrate da
Sara e Linda.
ci sono altre persone a cui sono molto legato tra quelle che alla fine
di ogni puntata compaiono di corsa tra i titoli di coda, in due anni
di set ho avuto il privilegio di incontrare persone speciali.
In quale attività sei impegnato attualmente?
ho appena terminato una tournèe dei teatri di pietra siciliani con
Elena di Euripide diretta da Alvaro Piccardi e, come spesso accade in
questo periodo, raccolgo informazioni per poter scegliere cosa fare il
prossimo anno. ci sono un paio di proposte che giudico interessanti,
servirà del tempo per capire bene cosa fare.
Nel 2009 sei entrato a far parte del progetto: "Voci nel deserto. Frammenti di libertà di pensiero". Ce ne vuoi parlare?
Voci nel deserto (www.vocineldeserto.it) è un progetto nato quasi due
anni fa, di impegno politico e culturale, un rave teatrale che
recupera frammenti di memoria e di storia per riproporli, capendo
quanto ancora possano essere attuali.
il cast è formato da quasi ottanta attori che si alternano nelle varie
serate per raccontare, dire, recitare o cantare ogni volta un copione
diverso, spesso a tema, regalando la propria performance al pubblico.
Come ti poni di fronte alle scene d'amore?
con il massimo della professionalità possibile, non voglio grane.
Hai anche collaborato con Giuseppe Patroni Griffi alla traduzione di molte opere, tra cui Shakespeare e Rostand. Hai percepito delle diversità di sensibilità nel passaggio da una lingua alla relativa resa nell'altra lingua? Qual è il tuo rapporto con i grandi classici, che vanno sicuramente respirati e odorati in lingua originale? (ti informo che nel nostro staff due moderatori sono laureati in lingue e questa domanda è stata partorita proprio da loro)
ricordo molto bene Peppino Patroni Griffi che definirei, anche se lui
detestava il termine, uno dei miei maestri, più come commediografo che
come regista. il suo senso del ritmo, della parola, della
provocazione, oltre che della rappresentazione teatrale è inarrivabile
e, al momento, insostituibile.
durante le prove del Cyranò de Bergerac era un piacere vederlo
tradurre in endecasillabo dal francese regalando nuovi sensi alla
commedia e conservo gelosamente alcune pagine della sua traduzione del
Riccardo III di Shakespeare mai andato in scena.
ma gli entusiasmi più grossi sono arrivati dalla compilazione di tutti
gli errori di traduzione e adattamento che la casa editrice Einaudi
aveva fatto nella pubblicazione di Uno Sguardo dal Ponte di Arthur
Miller: una infinità!
per quanto mi riguarda cerco di leggere e vedere ogni opera nella sua
lingua originale, dal Mercante di Venezia in inglese puro visto con Al
Pacino a New York, a qualsiasi film non doppiato e al massimo
sottotitolato, fino a Baudelaire letto in francese. credo sia un
piacere poco risaputo quello di godersi le parole..
Oltre alla Collini, quale altra attrice della soap baceresti più volentieri?
ne ho già baciata un'altra..
Cento Vetrine quasi giornalmente ci propone scene di sesso, a volte anche un po’ osé considerato l’orario di programmazione. E’ imbarazzante per te recitarle sotto gli sguardi degli operatori e dei registi?
no, non è imbarazzante. mi imbarazzano altre cose.
Recitando scene di sesso ti è mai capitato di avere delle “reazioni” personali imbarazzanti?
ahahah, no.
semmai mi è capitato di ridere..
Ormai l’omosessualità non è più un tabù in televisione. Recentemente in Un posto al sole abbiamo assistito ad un bacio saffico non solo accennato. Avresti problemi a baciare un uomo o a interpretare la parte di un gay?
l'ho già fatto, circa 10 anni fa, in una rassegna di teatro, appunto,
omosessuale chiamata Garofano Verde, diretto da Patrick Rossi
Gastaldi. era una rielaborazione in chiave anni '70 del Girotondo di
Schnitzler e, in scena, baciavo un paio di uomini.
non mi scandalizzano queste cose, non credo nemmeno di giudicare o
catalogare le persone in base alle loro preferenze sessuali,
certamente non mi imbarazzo per così poco.
Interpretando il personaggio di Zeno hai dato modo di far capire che uno dei tuoi sport preferiti è la boxe, è così oppure soltanto un'esigenza di scena?
per il ritorno di Zeno il capo sceneggiatore mi ha chiesto quanto ne
sapessi di boxe.. molto poco. a dire il vero, così, prima di
cominciare le riprese ho fatto un corso intensivo di 5 mesi.
la cosa mi è piaciuta e ancora adesso tutte le volte che posso torno
ad allenarmi nella stessa palestra.
il mio sport preferito rimane il rugby..
Il tuo impegno a teatro in prodotti di indubbia qualità letteraria è indiscutibile. Come hai vissuto però l'approdo in una soap seriale, che spesso lacera la fantasia a suon di cliché narrativi ripetitivi e stereotipati e che spesso è considerata "prodotto di serie B" rispetto al teatro, al cinema e alle grandi fiction?
ma non è affatto vero che la soap sia un prodotto di serie B. è
ingiusto anche solo pensarlo.
una macchina imprenditoriale che produce almeno 12 scene al giorno,
con due set che lavorano contemporaneamente, organizzata alla
perfezione e che ogni giorno tra prima messa in onda, repliche e
contatti internet realizza almeno 5 milioni di telespettatori non è un
prodotto sottovalutabile.
può non piacere o essere tacciata di rappresentare un prodotto
commerciale o realizzato molto in fretta, ma sbaglia chi la giudica.
la soap ha una sua valenza sociale così come il teatro di indubbia
qualità letteraria ha una sua valenza culturale.
ovviamente ci sono differenze, qualcuna meno lampante di altre ma, per
la mia esperienza personale, 2 anni di lavoro sul set a San Giusto
Canavese hanno rappresentato una esperienza necessaria.
Questa domanda merita una risposta secca e lampante, senza se e senza ma. Vorresti essere ricordato dai posteri per la tua interpretazione di Zeno Bauer a Centovetrine o come attore di teatro impegnato?
non mi interessa essere ricordato, solo fare quello che mi piace.
Ci manderesti una tua foto autografata da mettere nel nostro cassetto dei ricordi?
vi mando una foto inedita va bene lo stesso?

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